 Solo Facebook può usare "faccia" e "libro"
I numeri danno ragione alla raccolta delle facce sia per la quantità degli iscritti sia per il ritorno economico,
che l'anno scorso per la prima volta ha premiato i proprietari del più
fortunato social network di tutti tempi (almeno per ora) e secondo
assoluto in graduatoria tra i siti web.
Nato nell'ormai lontano 2004, Facebook è ormai da tempo maggiorenne,
poiché nel mondo virtuale un anno equivale almeno a dieci della vita
umana; ed è forse per mantenere la propria leadership in campo economico
che va ricercato il motivo della voce grossa che il management ha fatto
ultimamente contro un sito che nulla ha a che fare con il campo di
utilizzo del social network in generale e di Facebook in particolare.
Il sito web nel mirino, presumibilmente il primo di una serie, ha la (s)ventura di chiamarsi Teachbook ed è una realizzazione di supporto agli insegnanti;
riservato a essi, ai loro allievi e ai genitori di questi, per ora non è
neppure funzionante in quanto vedrà presumibilmente la luce soltanto
l'anno prossimo. L'articolo prosegue sotto.
FB.init("72770feb5e3eb362ea539829a4abddb0");
Date le premesse sarebbe forse preferibile il condizionale, anche se i responsabili di Teachbook fanno spallucce e resisteranno in giudizio; perché affermano giustamente di "non aver mai saputo che la parola "book" e l'intera rete fossero di esclusivo appannaggio di Zuckerberg & Co".
Ma la difesa del marchio non finisce qui: pare infatti che Facebook stia cercando di registrare la parola Face come marchio, sebbene anche in questo caso ci sia già qualcuno che ha annunciato battaglia.
Aaron Greenspan - un ex compagno di Mark Zuckerberg as Harvard, che con
il fondatore di Facebook ha già dei conti in sospeso - attualmente
gestisce l'applicazione per il pagamento da dispositivi mobili Facecash, e non ha alcuna intenzione di lasciare campo libero al social network.
L'ultima volta che Greenspan e Zuckerberg si sono scontrati la
materia del contendere riguardava il contributo che il primo avrebbe
dato alla creazione di Facebook, contributo sul quale Zuckerberg avrebbe
poi abilmente glissato.
Ora Greenspan potrebbe essere il primo di una lunga serie di soggetti interessati a evitare che una parola di uso comune come Face diventi un marchio registrato; tra questi possibili oppositori spicca il nome di Apple, che recentemente ha lanciato un'applicazione per le videochiamate da iPhone chiamata FaceTime.
D'altra parte il tentativo di far giurisprudenza preventiva è in linea
con il principio generale per cui chi picchia per primo ha già metà
della ragione; a maggior ragione se il fine recondito della proprietà di
Facebook è solo quello di scoraggiare in futuro il possibile impiego indiscriminato della parolina contestata da parte dei soliti furbetti che magari sarebbero pronti a sfruttare le fortune del network.
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