 iPhone 4, arriva 'Frash' l'alternativa hacker a Flash
Il nome @Comex fuori dal mondo degli smartphone e tablet Apple non è
certamente famoso. Ma all'interno della popolosa community degli utenti
di iPhone e iPad, @Comex è quasi una rockstar. Un hacker particolarmente
abile e piuttosto furbo: c'è lui infatti dietro i più popolari software
di sblocco (tecnicamente, "jailbreak") delle piattaforme iOs, e c'è
sempre lui dietro Frash, un adattamento della
tecnologia Flash di Adobe, che Apple non ha adottato sui suoi
dispositivi mobili, e che dalle dichiarazioni di Steve Jobs, non
adotterà mai. La furbizia di @Comex in questo caso sta nell'aver preso
la versione di Adobe Flash per Android e aver scritto un codice
sovrapponibile che rende il programma "digeribile" alle piattafome iOs. E
quindi al momento si tratta di un escamotage instabile e altamente
perfezionabile - e per questo
il codice sorgente è disponibile in Rete. Ma per chi se la sente, installarlo sul proprio melafonino apre finalmente la strada ai contenuti Flash.
SuperFrash.
Per funzionare, Frash ha bisogno che l'iPhone o l'iPad siano sbloccati,
"jailbreakkati", una procedura che invalida la garanzia e che secondo
l'azienda della mela bianca "può compromettere l'esperienza di
utilizzo". Ma che dopo la recente decisione del Congresso USA, non è più
illegale: sproteggere uno smartphone Apple rientra secondo la Corte nel
"fair use", l'uso accettabile che si può fare di quella tecnologia.
Soprattutto, Frash necessita di un iPhone 4 o un iPad, gli unici
dispositivi Apple sufficientemente potenti per supportare la tecnologia.
Insomma su un iPhone 3Gs funziona, ma molto lentamente e con ampio
rischio di blocco del telefono.
Una volta installato, Frash è completamente trasparente. La sua presenza
sarà però visibile utilizzando Safari: le applicazioni e i video Flash
che prima mostravano il mattoncino Lego ora possono essere avviate
toccando i riquadri. E' Flash, nè più nè meno, e ad un primo test i
contenuti vengono riprodotti senza problemi, a volte con qualche
rallentamento. Ma quella disponibile ora è una versione di Frash ancora
molto acerba e i miglioramenti dal mondo del "Social coding" non
tarderanno ad arrivare.
La mela aperta. Il
successo della pratica di jailbreak sull'iPhone non è un mistero. Sono
molti gli utenti che hanno "aperto" il melafonino, accedendo così ad una
serie di contenuti altri rispetto a quelli previsti e decisi da Apple. E
in effetti, con un melafonino sbloccato si riesce a fare più o meno
tutto quello che da Cupertino non vogliono si faccia con iOs:
trasferimenti bluetooth, tethering (l'utilizzo di iPhone come antenna
per il web per un iPad non 3G) e ora Flash. Tutte caratteristiche che
per Apple minerebbero l'esperienza fluida e senza intoppi riservata a un
utente iPhone e iPad, ed è difficile dare torto all'azienda in questo
senso: le sue piattaforme sono stabili e solide proprio perché quello
che ci arriva sopra è estremamente controllato e verificato. E nel 90%
dei casi, le soluzioni "open" diventano poi ufficiali al rilascio di
nuove versioni del sistema operativo. Apple in effetti elabora l'input
che arriva dai suoi utenti, monitorizza i comportamenti "illeciti" e
nella gran parte dei casi li trasforma in possibilità approvate. Con
Flash il discorso è più complesso, perché si tratta di una tecnologia
che confligge non tanto con la funzionalità dell'apparecchio ma con il
concetto stesso di piattaforma iOs, fatta per veicolare contenuti in
modi e con modelli economici molto precisi. Ma il web ancora una volta
sorpassa Steve Jobs a sinistra, e tra ritrovamenti di prototipi, antenne
e gusci riparatori e ora Flash, questa generazione di iPhone passerà
alla storia come quella che Apple è riuscita a controllare meno. Se con
più o meno soddisfazione degli utenti sarà il tempo a dirlo.
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